Hyde Park Gate News

Scrivere è il piacere profondo, essere letti quello superficiale


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L’Italicum, dialogo surreale

Per semplificare e riassumere 12 mesi di legge elettorale, e per comodità, immaginiamo che tutto si sia svolto in un dialogo, parecchio surreale, all’interno delle due anime del PD

Renzi: Dopo 8 anni proviamo a fare una nuova legge elettorale. , la faremo con Berlusconi, l’unico che ci sta. Propongo l’Italicum, concordato con il patto del Nazareno, con soglia minima al 4,5%. Se non si supera il 37% si va al ballottaggio e ci sono i listini bloccati.
Minoranza PD: No, l’Italicum fa schifo. Ci sono le soglie troppo alte, ma ti pare che possa andare il 4,5% o il 5%? Le voglio più basse!
R: Mmhhh…ne parlo con Berlusconi, ma la vedo dura, c’era un accordo.
M: Ahahah, dai che l’ho messo in difficoltà e si brucia!
R: Ok, ho convinto Berlusconi. Soglie al 3%. Sei convinto anche tu? La votiamo insieme?
M: No, non basta! Per andare al ballottaggio è troppo basso il 37%, va alzato al 40% o non la votiamo!
R: Provo a parlarne con Berlusconi..dai, cerco di convincerlo
M: Stavolta è fatta, stavolta il patto salta!
R: Ho convinto Berlusconi, abbiamo messo la soglia al 40%! Dai che adesso ti piace questo Italicum, abbiamo seguito le tue indicazioni! Lo voti anche tu?
M: Manco per il cavolo! Voglio le preferenze di genere e voglio abolire i listini bloccati!
R: Azz…adesso mi sembra un casino…come faccio a chiedere altre modifiche a Berlusconi? Non ti sembra di esagerare?
M: No, o così o non la votiamo!
R: Ok, ci provo…
M: Stavolta l’ho messo alle strette. Stavolta il patto del Nazareno salta, eheh
R: Tadaaaaaa! Ho convinto Berlusconi: alternanza di genere accettata! Poi ci sono le preferenze, il partito sceglie solo i capilista. Adesso è perfetta, no? Dai, votiamola tutti insieme..
M: Ma non è possibile!!! No no no, e ancora no. Voglio TUTTE preferenze, non ci devono essere nemmeno i capilista. Non la votoooooo

Più o meno, semplificando, è andata così…
Insomma, non va mai bene niente. Comunque la si giri, non sarà mai ABBASTANZA.

La verità è che non vogliono approvare la legge, vogliono solo mettere in difficoltà Renzi.
E poi Bersani e Civati si lamentano se la legge la si approva con Berlusconi. Certo, è da SOLO UN ANNO che si dice che la legge elettorale la si approvava insieme…

Tutto sto’ casino, poi, per non portare nemmeno a casa niente..


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I partiti sono morti

Sembra un’altra delle sparate di Grillo, ma non è così.

L’ha detta Roberto Weber, il direttore dell’istituto demoscopico Swg, in un’intervista a Quotidiano.net:

La fiducia nei partiti è scesa intorno al 4%. Significa che tutto il tessuto di affidamento sta andando a pezzi. Le idee di forma partito è morta, c’è solo la tribù. Al contrario di quello che aveva pensato Bersani, regge solo la persona. Ora hai i voti solo se hai il leader

Il ragionamento è scaturito dai dati Swg che fotografano la fiducia (non direttamente trasformabile in voti) degli italiani nei politici di oggi:

  • Bersani 32%

  • Grillo 29% (-7%)

  • Berlusconi 24%

E poi c’è Renzi, con una percentuale altissima, il 54%!

Perchè il sindaco di Firenze ha una percentuale così alta? In fin dei conti, Weber dice: “Sappiamo che è il sindaco di Firenze, che ha fatto delle primarie strepitose, ma non sappiamo se è la persona che è in grado di tirar fuori il Paese dai guai in cui si trova”.

Renzi

Secondo me la chiave di tutto questo sta proprio nell’aspettativa, nel nuovo che avanza. La gente si focalizza sulla novità e non si addentra troppo nei contenuti, così come probabilmente la maggior parte delle persone che ha votato Grillo non è mai stata sul suo blog.

Razionalmente, infatti, non c’è alcuna certezza che Renzi possa fare di più e meglio dei suoi predecessori come leader ma, visto che non lo è ancora diventato, ci si aspettano meraviglie. E’ un po’ la storia del “peggio di così non si può fare”.
Soprattutto in tempi di crisi, le persone tendono ad affidarsi a dei leader piuttosto che a programmi e a partiti, a delle figure-guida che sembrano incarnare la via per uscire dal guado. Non cercano la strada vecchia (o l’usato sicuro, come si è presentato Bersani), ma qualcuno in grado di fare il miracolo.

Questo modo di pensare ha portato certamente a derive negative – basti pensare a Benito Mussolini o a Adolf Hitler – ma ha avuto anche i suoi risvolti positivi come per esempio Barack Obama (il suo messaggio “Change” ha giocato proprio su quello) o Tony Blair che, con il suo New Labour, ha rappresentato un punto di svolta e di discontinuità col passato del laburismo inglese.

Il personaggio carismatico certamente divide l’opinione pubblica – o si odia o si ama – ma è anche colui che è in grado di concentrare su di sè i voti di chi, storicamente, non ha scelto il suo partito alle urne.
E’ il caso di Barack Obama: nella storica campagna elettorale del 2008 – che gli valse la prima Presidenza degli Stati Uniti – molte persone non hanno votato per le idee e i programmi del partito Democratico ma hanno votato per la persona – il primo Presidente Afroamericano – che è stato capace di farli sognare coi suoi comizi e che ha incarnato meglio di tutti il cambiamento in un’era dove la crisi economica si stava affacciando prepotentemente.

Lo stesso destino potrebbe – e vorrebbe – seguire Matteo Renzi. Ha perso le primarie nell’inverno del 2012 ma proprio grazie a questo, paradossalmente, si è tenuto alla larga da questa palude elettorale nella quale la politica italiana ristagna dal 25 febbraio (per chi si fosse perso a che punto siamo, qui è spiegato bene, coi disegnini).

Si tratta però di ipotesi di scuola: adesso la palla è in mano a Napolitano e i suoi saggi, il 15 aprile cominciano le consultazioni per trovare il suo successore. Per il futuro, si vedrà.


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Si ricomincia?

A giudicare dai toni e dal repentino cambio di marcia della comunicazione dei partiti, siamo già in campagna elettorale.

Prima di arrivare però a questa conclusione, che è un po’ l’estrema ratio, bisogna aver scartato tutte le altre possibilità.

Con ogni probabilità il presidente della Repubblica conferirà l’incarico di formare il governo a Pierluigi Bersani, capo della coalizione che ha la maggioranza alla Camera (340 seggi su 630) e la maggioranza relativa al Senato (119  seggi su 315). La maggioranza a Palazzo Madama naturalmente non basta e Bersani deve per forza cercare un’alleanza programmatica con un’altra forza politica.

Durante il congresso del 6 Marzo il segretario del PD ha presentato una lista di 8 punti e ha già detto che cercherà di trovare un accordo con il Movimento 5 Stelle sulla base di quelli. Nonostante i ripetuti rifiuti che Beppe Grillo ha veicolato tramite il suo blog, Bersani si ritiene moderatamente speranzoso di riuscire nel suo intento.

Bersani quindi accetterà l’incarico “con riserva” e sonderà il terreno per capire se è possibile una convergenza, oppure accetterà l’incarico (senza riserva) e si presenterà alle due camere per ottenere la fiducia.

Se non ci fossero i numeri necessari per far passare la fiducia, la situazione tornerebbe nelle mani del Presidente della Repubblica.

E qui cominciano gli scenari:

  • Governo PD-PDL: Bersani ha più volte negato di prendere in considerazione una simile possibilità, ma alcuni degli esponenti di spicco, per esempio Massimo D’Alema, non sarebbero contrari a patto che Silvio Berlusconi faccia un passo indietro.
    Possibilità di realizzazione: MOLTO BASSE, perché il Pd avrebbe moltissimo da perdere.
  • Governo tecnico: si tratterebbe in sintesi di un governo Monti ma senza Monti, sostenuto dal Pd e dal Pdl ma anche probabilmente da Scelta Civica. Siccome il professore non è più percepito come super partes , bisognerebbe andare alla ricerca di qualcuno che lo sia e si fanno i nomi di Stefano Rodotà, giurista e politico, di Anna Maria Cancellieri, attuale ministro dell’interno. Ipotesi più fantasiose, ma presto smentite, parlavano di Matteo Renzi, sindaco di Firenze, o di Fabrizio Barca, ministro per la cooperazione internazionale.
    Possibilità di realizzazione : BASSE, perché non c’è più un’emergenza come quella di un anno fa tale da giustificare questa scelta.
  • Nuove elezioni: qui si tratta di capire quali sono i tempi tecnici e come si presenteranno le forze in campo.
    Possibilità di realizzazione: ALTE, per i motivi qui sopra.

Ci saranno ancora Bersani e Berlusconi? Si indiranno nuove primarie? Parteciperanno Matteo Renzi e Fabrizio Barca, come si dice?

Il prossimo appuntamento, per ora, è  il 15 marzo quando si terrà la prima riunione delle nuove Camere. Entro il giorno successivo si dovrebbero eleggere a scrutinio segreto il presidente della Camera – che avrà bisogno della maggioranza qualificata (due terzi dei presenti, contando anche le schede bianche) per le prime due votazioni, mentre dalla terza in poi basta la semplice maggioranza – e del Senato – che avrà bisogno della maggioranza assoluta (che tiene conto del numero di senatori eletto) per le prime due votazioni e della maggioranza semplice (tiene conto dei votanti) dalla terza votazione in poi.

Il 21 marzo, infine, si darà il via alla consultazione per la nomina del presidente del Consiglio. Quel giorno, sicuramente, il quadro sarà molto meno confuso.

UPDATE

Come mi fa notare Enrico Sola, manca un’ipotesi ulteriore:

  • Governo monocolore in mano al MoVimento 5 Stelle con il Pd che, dall’esterno, appoggia di volta in volta le proposte di  legge che condivide.
    Possibilità di realizzazione: MOLTO BASSE, perchè il Pd non accetterebbe mai di arrivare primo alle elezioni (seppur di mezzo punto percentuale) e cedere la governance a Beppe Grillo


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L’Italia nel pallone

Nel caos di questi giorni i protagonisti sulla scena politica sono tanti.

Come sul manto erboso di un campo di calcio, si sono disposti tutti seguendo i loro ruoli.

Là davanti c’è Pierluigi Bersani che, forte del numero dei parlamentari alla Camera, è chiamato a prendere l’iniziativa. E’ partito all’attacco con una strategia confusa e spesso inconcludente, infatti non ha segnato ancora nessun gol. Alle sue spalle, come trequartisti suggeritori ci sono Metteo Orfini e Alessandra Moretti. Invece che sfornare assist vincenti, regalano la palla per il contropiede dell’avversario.

A centrocampo ci sono forze fresche e giovani: sono i Grillini dai cento polmoni che, preparati atleticamente dai trainer Grillo e Casaleggio, sono votati all’interdizione. Mordono le caviglie, non lasciano passare neanche un giornalista italiano e, quando si parla di alleanze o voti di fiducia, spediscono la palla in tribuna senza andare troppo per il sottile. Accanto alla gioventù, c’è spazio per l’esperienza di Mario Monti, che è sceso (pardon, salito) in campo nonostante il vistoso calo di rendimento degli ultimi mesi. E’ il capitano della squadra, l’ha guidata nell’ultimo campionato tessendo trame complicate tra Berlusconi e Bersani, ma adesso sembra come sparito dal campo.

In difesa a fare il libero c’è Berlusconi, che aspetta di vedere come si sviluppa il gioco degli avversari ma è sempre pronto ad intervenire. E’ un giocatore dai piedi buoni e ogni tanto fa partire qualche assist per l’attacco ma Pierluigi Bersani lascia scorrere a fondo campo. Compagno di reparto è Roberto Maroni, che però adesso ha rescisso il contratto e gioca in un altro campionato di Lega, più a Nord.

I due terzini sono ormai bloccati sulla difensiva: Antonio Ingroia sulla sinistra e Oscar Giannino sulla destra se ne stanno sulla linea di porta a prendere pallonate dagli avversari.

In porta c’è un veterano, Giorgio Napolitano, che ha il compito di parare ogni critica e ogni malcontento degli avversari europei. Ha già salvato la porta dell’Italia varie volte ma in questa partita, che si gioca da ormai una settimana, la situazione è ancora più difficile.

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Ci sono poi due giocatori, non convocati.

Uno è un attaccante molto dotato tecnicamente, in grado di cambiare la partita in corso. Si chiama Matteo Renzi e molti lo vorrebbero in campo al posto di Bersani, ma nelle partitelle di allenamento ha perso la sfida. L’altro è un jolly, capace di giocare in tutti i ruoli del campo: Corrado Passera per adesso non si allena ancora col gruppo, ma è pronto a rispondere in caso di bisogno.

Il mister, però, non è un tipo con le idee molto chiare. Alle urne, quando si trattava di fare la formazione, ha votato in maniera molto confusa e sono saltati tutti gli schemi.

La partita di andata sta quasi per finire, e all’orizzonte si profila un mesto pareggio.

Chissà se c’è spazio, negli ultimi minuti, per un guizzo vincente oppure se bisogna giocare un’altra partita. Daccapo.