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Samia corre e Catozzella vince: suo il premio Strega Giovani

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Giuseppe Catozzella, con 93 voti, ha vinto il Premio Strega Giovani (3 mila euro) assegnato da una giuria di circa 400 ragazzi. Il libro in concorso si intitola “Non dirmi che hai paura” ed è edito da Feltrinelli

In omaggio al mio amico Giuseppe, ripropongo qui la mia intervista che ha pubblicato Nuovasesto a gennaio 2014.
Complimenti e congratulazioni!

A Samia Yusuf Omar piace correre ma, per seguire la sua passione, sa che dovrà andare più veloce della povertà e delle difficoltà che un’atleta femminile deve affrontare in un paese integralista come la Somalia. La sua esperienza straordinaria è racchiusa tra le pagine del nuovo libro di Giuseppe Catozzella, “Non dirmi che hai paura”, arrivato nelle librerie da pochi giorni. Nuovasesto.it lo ha intervistato.

Come hai incontrato la storia di Samia?
E’ successo così, quasi per caso. Era l’agosto del 2012, mi trovavo in Kenya per delle mie ricerche e ho sentito alla televisione il discorso di Abdi Bile – l’atleta somalo medaglia d’oro nei 1500 metri ai Mondiali di Roma del 1987 – che la ricordava durante le celebrazioni del trionfo di Mo Farah alle Olimpiadi di Londra. E’ stata come una folgorazione: da quel momento la sua storia è entrata dentro di me e ho provato un fortissimo desiderio di raccontarla.

E’ la storia di un viaggio?
No, è piuttosto la storia di un sogno, il sogno di una ragazza che si sente nata per correre. Samia Yusuf Omar vive a Bondere, quartiere povero di Mogadiscio, e ogni giorno sotto il sole cocente percorre a tutta velocità le strade di sabbia bianca e polvere insieme all’amico Alì, con il quale condivide la sua casa: le loro due famiglie, per motivi economici, abitano sotto lo stesso tetto. Ma la ragazza ha un gran talento e, ben presto, Alì non riesce a più a starle dietro. Decide così di prendere in mano il cronometro e diventare il suo allenatore.
Samia, per non avere problemi con la religione e con la tradizione del suo Paese, si allena principalmente di notte e corre con il burqa, indossando magliette a maniche lunghe e pantaloni della tuta.
Nonostante le difficoltà, è tenace e le sue gambette magre hanno la meglio sulla fatica di correre col sole a picco e sulla diffidenza di un Paese che non crede in lei.
La sua specialità sono i 200 metri e – senza sponsor, senza allenatori professionisti, senza soldi e senza scarpe (gliene regalerà un paio la squadra di atletica sudanese) – si qualifica per le olimpiadi di Pechino 2008. A 17 anni si trova catapultata in seconda corsia, accanto ad atlete professioniste. Con gli applausi che scandiscono gli ultimi metri della sua corsa, arriva ultima nella sua batteria.

Nonostante la delusione, si tratta comunque di un bel traguardo. Immagino che dopo le Olimpiadi, finalmente la sua vita cambi…
No, al contrario. Samia torna a casa, in Somalia, dove riceve un’accoglienza fredda e non ottiene nessuna notorietà. Oltretutto la situazione politica continuava a peggiorare sempre di più e stava facendo sprofondare il paese nell’integralismo più sordo e cieco. Minacce, arresti e intimidazioni convincono l’atleta a intraprendere il grande viaggio: ottomila chilometri la separano dal mare e lei, a piedi, in 18 mesi attraversa i confini di Somalia, Etiopia, Sudan e approda in Libia, pronta a imbarcarsi per l’Italia.
A spingerla è il sogno di partecipare alle olimpiadi di Londra 2012 e la necessità di trovare in Europa un allenatore professionista. Però la sua mèta, che sembrava così a portata di mano, le sfugge: Samia si imbarca ma non raggiungerà mai le coste di Lampedusa.

A volte il lavoro dello scrittore assomiglia a quello di un detective. Come sei riuscito a ricostruire questo racconto?
Non è stato per niente facile raccogliere le informazioni, perché la persona che la conosceva di più – Hodan, sua sorella – vive a Helsinki e parla solo il Somalo. E’ una persona molto diffidente ma – pian piano e con molta fatica – sono riuscito a conquistare la sua fiducia: lei si è aperta, mostrandomi fotografie e confidandomi numerosi aneddoti e ricordi. E’ stato fondamentale entrare in contatto con ragazzi e ragazze che, come Samia, hanno affrontato lo stesso viaggio epico che dal Sahara porta alle coste della Libia. Infine mi hanno aiutato molto Igiaba Scego, la scrittrice italo-somala che per prima ha raccontato di Samia in Italia, e Teresa Krug, la giornalista di Al Jazeera che aveva intervistato la giovane atleta in più occasioni.

Come si svolge il racconto?
“Non dirmi che hai paura” è raccontato in prima persona da Samia che, a partire da quando aveva 8 anni, lascia entrare il lettore nella sua storia e lo accompagna fino a quando ne avrà 21. Sento su di me una grossa responsabilità nel dar voce a quest’atleta, perché la sua famiglia e la sua gente ci tengono davvero tanto che il messaggio che lei ci ha lasciato venga trasmesso nella maniera più autentica possibile.

“Non dirmi che hai paura” ha suscitato molto interesse anche al di fuori dell’Italia: che progetti sono in corso?
Il libro è stato accolto molto bene e presto verrà tradotto e distribuito anche in Germania, Francia, Olanda, Spagna e Norvegia. C’è anche l’idea di farlo diventare un film, visto che la casa di produzione Leone Film Group – che realizza film internazionali – ne ha acquistato i diritti.

E’ stato anche il libro più venduto alla fiera di Francoforte di Ottobre 2013. Hai già cominciato a promuoverlo nelle librerie italiane?
Ho già fissato alcune date dove, tra le altre cose, avrò accanto a me colleghi molto importanti come Roberto Saviano, Goffredo Fofi, Erri De Luca e Gad Lerner. Devo ammettere però che, per i miei trascorsi da redattore di Nuovasesto e per il legame che ho con la città, mi piacerebbe tanto poter presentare “Non dirmi che hai paura” a Sesto San Giovanni. [N.d.A.: Catozzella ha presentato il suo libro a Sesto il 25 marzo 2014]

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