Hyde Park Gate News

Scrivere è il piacere profondo, essere letti quello superficiale


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Giornalisti piccoli piccoli

Li aspettano al varco, i grillini.

Dopo settimane in cui i deputati del MoVimento 5 stelle li avevano presi in giro dichiarando tutto e il contrario di tutto, li avevano ignorati fotografandoli con i loro iPad come fossero bestie dello zoo, per i giornalisti è finalmente arrivato il momento della vendetta. Che, si sa, è un piatto che va servito freddo.

Oggi, su tutte le principali testate, c’è spazio per la foto del portavoce del MoVimento alla Camera, Vito Crimi, che si appoggia all’indietro socchiudendo gli occhi.
E giù a girare il dito nella piaga “Ha dato del Morfeo a Napolitano ma poi è lui che si è addormentato”, “E Crimi si appisola in Senato”.

Crimi pisolino

Dando di fatto ragione a Grillo. E’ questo il grande giornalismo italiano? Sono queste le notizie veramente importanti per i quotidiani nazionali?

Magari Crimi si è addormentato per mezz’ora russando sonoramente e non tenendo fede al suo “patto con gli elettori” di rimanere vigile e presente, con il fiato sul collo della kasta.

Ma magari – e più probabilmente – ha socchiuso gli occhi giusto un attimo, solo per allentare la tensione e allontanare la stanchezza in un momento di pausa dai lavori.

Ma per distorcere la realtà ci vuole un attimo.

Il sentimento di frustrazione e di vendetta che attraversa tutti gli addetti ai lavori è palpabile. Certo non dev’essere facile rincorrere Beppe Grillo mentre sfreccia con il Suv tra le strade di Roma, non dev’essere gratificante correre dietro al leader del MoVimento mentre fa jogging vestendo una giacca col cappuccio chiuso sul volto, dev’essere umiliante vedersi sbattere continuamente la porta in faccia per concedere interviste solo ai colleghi della stampa estera.

Ma con queste foto si è oltrepassata di molto la soglia del ridicolo.


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Capricci ai giardinetti

bocce (1)

A Sesto San Giovanni si sta litigando per un campo di bocce.
Non mi va di entrare nel merito, la storia è raccontata qui a pagina 12, ma faccio giusto un accenno per una miglior comprensione.

C’è un giardino, allestito con dei campi da bocce, che è stato gestito fino ad ora da un centro anziani, con un tasso di frequentazione praticamente nullo nei mesi freddi e molto basso in primavera ed estate.
L’oratorio del quartiere, che ha i cancelli lì accanto, chiede al Comune di poterlo utilizzare e ottiene la cessione del diritto di superficie per una durata di trent’anni, lasciando però la proprietà dell’area al Municipio.

E qui viene il bello. Entrano in gioco veti incrociati dall’estrema sinistra ma soprattutto dal centro e da destra, dove si minaccia di ricorrere alla corte dei conti e bloccare il tutto. Manca solo di appellarsi all’Onu, sollecitare un intervento della Nato e chiedere udienza al tribunale dell’Aja.

E’ una scelta dove tutti hanno da guadagnarci – il famoso meccanismo win-win – perchè i ragazzi dell’oratorio potranno usufruire di uno spazio più grande (e, si dice, un campo da calcetto in più), l’oratorio può allargare la sua offerta formativa – aperta anche ai ragazzi di altre confessioni e religioni –  e il Comune contribuisce a togliere i ragazzi dalla strada e si trova un’area riqualificata a costo zero.

Perchè allora bisogna per forza polemizzare? In una città, soprattutto in una città, si dovrebbe guardare al bene comune: la proposta di mettere le strisce pedonali davanti all’uscita di una scuola – solo per fare un esempio – non è pregiudizialmente di destra e neppure di sinistra. E’ una proposta di buon senso, giusta, ragionevole, intelligente. Punto.
Invece se è un’idea del consigliere di sinistra, io per principio voto contro; e lo stesso ragionamento vale al contrario, pari pari.

La politica fatta male, la politica che nausea le persone e fa crescere l’anti-politica nasce qui. Basterebbe ricordarsi che le strisce pedonali o il campo di calcio lo usiamo tutti e forse si abbandonerebbero le logiche da ultras.


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La forma e la sostanza

In un mondo dove la comunicazione è tutto – a volte trasmettere un’idea conta quasi più che metterla in pratica – il nuovo papa sembra molto a suo agio.
Tutti dicono: “Aspettiamolo alla prova dei fatti”, ma io penso che Jorge Bergoglio abbia già fatto capire di che pasta è fatto.
Nel giro di pochi giorni – nemmeno una settimana – si è comportato in maniera nuova, contrapponendosi nettamente con le abitudini e i modi di fare dei suoi predecessori.
Ha cominciato dal balcone della basilica vaticana presentandosi con un colloquiale “Buonasera” e indossando solo una croce di metallo al posto dei classici crocifissi d’oro, ha continuato rifiutando la macchina di rappresentanza per prendere posto sul pullmino con gli altri cardinali.
Non ha usato la macchina di rappresentanza, ha pagato il conto dell’albergo dove risiedeva prima del conclave, ha chiesto la benedizione dei fedeli prima di dare la sua.
Per poi venire agli ultimi fatti, che denotano anche un contenuto oltre alla forma.

Il perdono
In un’epoca avara di santi e di persone virtuose, ha riportato al centro il concetto di perdono: siamo tutti peccatori, ma il Signore è misericordioso.
«Un po’ di misericordia – ha detto il Pontefice – cambia il mondo, lo rende meno freddo e più giusto. Dio mai si stanca di perdonarci, il problema è che noi ci stanchiamo di chiedere di perdono».

L’anello
Povertà doveva essere, e povertà è stata. Domani il cardinale decano Angelo Sodano offrirà al pontefice il suo anello del pescatore, che è una delle insegne del papa e che indossa all’anulare della mano destra, che però non sarà d’oro come impone l’usanza, ma bensì di argento dorato.

Anello

Gli atei
Papa Francesco ha rispetto per tutti, atei compresi.
Durante la sua udienza per i giornalisti, si è rivolto a loro così:
«Vi avevo detto che vi avrei dato di cuore la mia benedizione. Molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti. Di cuore imparto questa benedizione, nel silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi è figlio di Dio. Che Dio vi benedica».


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L’apriscatole inceppato

Quando il gioco si fa duro, i duri si sfaldano al primo ostacolo.
E’ un po’ questa la situazione che si è delineata al termine delle votazioni per le presidenze di Camera e Senato.

Il MoVimento 5 stelle, che si dichiarava compatto e trasparente, non è stato nessuna delle due cose: la riunione durante la quale si è deciso la posizione da tenere al ballottaggio tra Grasso e Schifani non è stata trasmessa in streaming e la decisione finale, presa a maggioranza e che ha comportato urla e malumori, è stata disattesa da – si stima – dodici senatori.
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Beppe Grillo, che in un suo post – di seguito modificato e ammorbidito parecchio – ha di fatto spinto alle dimissioni i dissidenti (“Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze”).

E così l’apriscatole di Grillo, si è inceppato.

Nella notte, sul blog del M5S, sono comparsi diversi commenti infuocati che difendevano la scelta di votare per l’ex capo della direzione nazionale antimafia, soprattutto perchè l’alternativa era votare per Renato Schifani, presidente del Senato uscente ma che, nel passato, ha frequentato persone poi accusate di concorso esterno in associazione mafiosa.

https://twitter.com/beppe_grillo/status/313606120130355200

I senatori che hanno ammesso il loro voto per Pietro Grasso, per adesso, sono sette: tre eletti nel Lazio (Marino Mastrangeli, Giuseppe Vacciano e Elena Fattori), due in Sicilia (Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Mario Michele Giarrusso) e uno in Campania (Bartolomeo Pepe).

Qui Grillo ha sbagliato a gestire la situazione dall’inizio alla fine: gli sarebbe bastato lasciare libertà di scelta ai suoi senatori – e poi sbandierare la grande democrazia che c’è nel MoVimento – oppure chieder loro di votare per Grasso, la soluzione di gran lunga migliore, e poi sbandierare la grande compattezza dei Cinquestelle.

Infatti, poi, Grillo l’ha capito:

https://twitter.com/beppe_grillo/status/313607531329114112

Questo episodio apre una crepa nella compattezza e nella credibilità della truppa a Cinque Stelle, e la cosa più grave è che tutto questo succede alla prima vera sfida che i Grillini affrontano.
Però gli errori servono per fare esperienza, e non è detto che la prossima volta la situazione sarà gestita con maggiore efficacia. Già, per la parte di comunicazione, Grillo ha presentato sul suo blog la prima pezza:

https://twitter.com/beppe_grillo/status/313661674462789632

Da mercoledì 20 Napolitano incomincia il giro di consultazioni per formare il governo: il prossimo banco di prova per i neo eletti del MoVimento è servito.


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Silenzio.

Su Jorge Mario Bergoglio – da ieri sera (ore 19.06) è diventato per tutti Papa Francesco – si è detto tutto e, probabilmente, molto ancora si avrà da dire.

Che è gesuita, il primo papa gesuita.

Che ha scelto di chiamarsi Francesco, il primo che si lega al nome del santo di Assisi.

Che è il primo papa sudamericano.

Che ha insegnato letteratura e psicologia

Che è un grande tifoso di calcio, in particolare della squadra del San Lorenzo de Almagro, società del quartiere Boedo di Buenos Aires (colori rosso e blu a strisce verticali, fondata da un salesiano).

Che ha indossato un crocifisso di legno, invece che un crocifisso d’oro come i precedenti pontefici.

Che a Buenos Aires girava coi mezzi pubblici e abitava in un piccolo appartamento riscaldato da una stufetta.

Che ha origini italiane, precisamente piemontesi.

Ma io invece vorrei soffermarmi su un aspetto meno evidente, meno clamoroso: il silenzio.

Francesco, affacciato al balcone della basilica vaticana, ha fatto una richiesta insolita: «Vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore, vi chiedo che voi preghiate il Signore per me, chiediate al Signore che benedica il suo vescovo, facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me».

FollaSPietro

E c’è stato silenzio per davvero.

Sembra strano ma, come dice molto bene Gramellini su La Stampa, è molto difficile fare silenzio, soprattutto in luoghi così grandi e affollati.

Fare silenzio, ascoltare, ascoltarsi. Per poi ripartire.

Biografia


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Il regno delle Donne

C’è un regno tutto tuoAlda Merini
che abito la notte
e le donne che stanno lì con te
son tante, amica mia,
sono enigmi di dolore
che noi uomini non scioglieremo mai.
Come bruciano le lacrime
come sembrano infinite
nessuno vede le ferite
che portate dentro voi.
Nella pioggia di Dio
qualche volta si annega
ma si puliscono i ricordi
prima che sia troppo tardi.

Guarda il sole quando scende
ed accende d’oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole.
E se passa il temporale
siete giunchi ed il vento vi piega
ancor più forti voi delle querce e poi
anche il male non può farvi del male.

Una stampella d’oro
per arrivare al cielo
le donne inseguono l’amore.
Qualche volta, amica mia,
ti sembra quasi di volare
ma gli uomini non sono angeli.
Voi piangete al loro posto
per questo vi hanno scelto
e nascondete il volto
perché il dolore splende.
Un mistero che mai
riusciremo a capire
se nella vita ci si perde
non finirà la musica.

Guarda il sole quando scende
ed accende d’oro e porpora il mare
lo splendore è in voi
non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole
dopo il buio ancora il sole.
E se passa il temporale
siete prime a ritrovare la voce
sempre regine voi
luce e inferno e poi
anche il male non può farvi del male.

Alda Merini